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"Italiano, lingua migrante"

 


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PROGETTO:

"Italiano, lingua migrante"

 

“ITALIANO LINGUA MIGRANTE”

Nell’ambito del Progetto “Italiano lingua migrante”, la Prof.ssa Natascia Giostra del Liceo delle SCIENZE SOCIALI “RINALDINI” di Ancona, ha organizzato, in collaborazione con il Prof. Valerio Cuccaroni, un percorso volto a promuovere e valorizzare la letteratura di migrazione in Italia.

 

“Ma poi chi è italiano? Chi è nato in Italia, ha passaporto italiano, carta di identità, conosce bene la lingua, porta un nome italiano e risiede in Italia?” Se lo chiede Parviz, uno dei protagonisti di “Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio”, primo romanzo dello scrittore algerino Amara Lakhous, in Italia dal 1995, che lo scrive direttamente in italiano. Se lo chiedono anche gli alunni delle classi seconde del Liceo delle Scienze Sociali “C. Rinaldini” di Ancona che, dopo aver letto il libro in classe, hanno incontrato l’autore in tre appuntamenti: un laboratorio di scrittura; un incontro in aula Magna con i colleghi del Classico; una conferenza aperta alla cittadinanza alla Casa delle Culture, mercoledì 2 febbraio, coordinata dal prof. Valerio Cuccaroni, esperto di Letteratura migrante. Sono riflessioni sull’identità molto attuali nella ricorrenza del 150° anniversario dell’Unità d’Italia –piazza Vittorio nasce proprio in quegli anni, in architettura nord europea; per essere oggi il centro della Roma multietnica-. Interrogativi che sorgono ancor più spontanei in una società che si avvia ad essere multiculturale. Dove l’incontro con l’altro stimola la messa in discussione sul proprio sé. Specialmente se l’altro è uno straniero: un immigrato. Il romanzo di Lakhous suggerisce che se si usano gli stereotipi, l’incontro con l’immigrato diventerà uno “scontro”–“nei loro paesi vivono all’aperto o dentro le tende, mangiano con le mani, […]perché vengono in Italia? […]siamo pieni di disoccupati […] portano malattie”-.

Scontro mosso dagli stessi motivi familistici e soffocati nel “particulare”, come diceva Guicciardini, di una lite condominale per l’ascensore. E’ lui il vero protagonista della storia, che si colora di giallo nel momento in cui il lettore deve scoprire chi ha ucciso, dentro un ascensore, Lorenzo Manfredini, detto “Il gladiatore”. Sull’ascensore, metafora del bene comune, ogni personaggio espone la sua verità. La tecnica della focalizzazione multipla, nell’uso della quale Lakhous trae ispirazione soprattutto dal cinema, suggerisce una concezione della verità prospettica. Preziosa  per la formazione del pensiero degli adolescenti di oggi, cittadini dell’Italia di domani. Lakhous fa riflettere. La verità non sempre va di pari passo con la felicità. Non sempre è necessario dirla. A volte va taciuta: Parviz, l’iraniano cui hanno rifiutato il diritto d’asilo, si cuce la bocca come reazione al mancato riconoscimento di un diritto. Non sempre la si dice con le parole: può bastare esprimerla con un ululato, come fa Amedeo, coprotagonista della storia insieme con l’ascensore. Amedeo è “l’unico che” non usi stereotipi, ritrovando una parte della sua umanità in ciascuno degli altri personaggi. Per questo tutti lo stimano e ritengono lui, immigrato, un italiano vero.

Altre volte la verità va espressa in un raccontare infinito. Come quello di Sharazad ne “Le Mille e una notte”, che narrando storie sfugge all’odio del sultano, facendolo innamorare di sé. La cultura tradizionale, dice Lakhous ai ragazzi, non definisce, ma esprime la realtà raccontando storie.

I dettagli impediscono di sognare e fantasticare. E i giovani hanno bisogno, non meno degli altri, di avere un sogno da realizzare. Come hanno diritto ad un futuro migliore, che sia il risultato di un incontro di civiltà.

 

                                                                                 Prof.ssa Natascia Giostra